Jimbaran, 21 febbraio 2023

Sono gli ultimi giorni che trascorriamo qui a Bali e le emozioni sono contrastanti: da un lato l’eccitazione e la curiosità per ciò che abbiamo programmato per i prossimi mesi, dall’altro una forte dose di malinconia. Razionalmente sappiamo che è la cosa giusta da fare, sappiamo che è solo un arrivederci. Prima di partire, però, ci siamo regalati qualche giorno via da Jimbaran e siamo andati a Candidasa. Questo posto ha una lunga storia: era da novembre, infatti, che diversi local ci avevano indicato questo posto e ce l’avevano caldamente consigliato. Tre anni fa noi ci eravamo limitati a trascorrerci una giornata, per lo più di passaggio, tra un’escursione e l’altra. Abbiamo così ignorato quest’informazione per tre mesi finché una sera, parlando con un amico italiano conosciuto qui, esce nuovamente questo posto: il suo entusiasmo ci colpisce, ci consiglia la villa in cui dormire, la spiaggia e i ristoranti: “Scrivetegli e ditegli che vi mando io!”..siamo proprio italiani, pensiamo noi, ma questa volta decidiamo di andare.

La strada non è breve, ci aspettano più di due ore in scooter: il tragitto fino a Sanur ormai lo facciamo ad occhi chiusi, ma dopo, anziché la solita deviazione verso Ubud, proseguiamo lungo la costa e saliamo verso nord. Ammetto di avere un posto privilegiato perché, a differenza di Ario, la mia attenzione verso la strada è minore e posso godermi l’intero panorama: il mare sulla destra, calmo e limpido non ci abbandona, mentre sulla sinistra le case e i negozi lasciano sempre più spazio al verde, alle risaie, alla giungla. E poi d’un tratto lo vedo. La vegetazione si apre come le tende di un palcoscenico e posso finalmente vedere tutta la valle con alle spalle, imponente, il vulcano Agung, tremila metri di potenza e bellezza. Spesso ci meravigliamo per altro, noi stessi a Singapore siamo rimasti impressionati dall’avanguardia e dall’estetica del Marina Bay o dalla bellezza inconfutabile di città d’arte come Roma e Firenze..ma ciò che la natura è in grado di fare è semplice e sconvolgente allo stesso tempo. Solo che non sempre abbiamo lo sguardo giusto per vederlo e apprezzarlo. Avevo il cuore in gola e le lacrime agli occhi. 

La nostra villa era leggermente distante dal mare, per cui una deviazione a sinistra ci ha portato sempre più vicini al vulcano. Una villa di sole tre camere immersa nelle risaie ci stava aspettando: a sinistra il mare, di fronte verdi campi di riso con lo sfondo sulla giungla e a sinistra il vulcano. Stavo vivendo in una delle cartoline più belle che avessi mai visto e mi sentivo davvero grata di tutte le sensazioni che stavo vivendo. Una delle cose che mi ha sconvolto di più è stato il silenzio: per un attimo si percepisce anche nel video che ha fatto Ario, è una cosa che non si può spiegare. Un silenzio costante, assordante. Bellissimo.

La prima mattina mi svegliai all’alba, i piedi nudi sull’erba morbida e umida ancora dalla pioggia notturna. Una decina di gradini mi portano sul terrazzo. Mi guardo intorno. Faccio due respiri profondi, i miei polmoni si riempiono di un’aria fresca e pulita. Mi godo il silenzio e il giorno che nasce. 

A Candidasa ognuno degli elementi naturali fa la sua parte: la terra, così verde e florida, curata dall’uomo ma rispettata nei suoi tempi e nella sua essenza più profonda; l’acqua, non solo nel mare cristallino ma anche nella quantità di pioggia che ci siamo presi..anche questo fa parte del gioco, una delle condizioni necessarie per vivere in quel paradiso verde, e quindi lo accettiamo di buon grado. L’aria, fresca e pulita, mi ha regalato il privilegio di respirare e di connettermi a questa terra incredibile, sentendomi parte del capolavoro che stavo vivendo. E infine il fuoco, non propriamente visibile, incarnato in Agung, il vero padrone della valle. Colui che tutto sa e tutto vede, intorno al quale tutta la vita della valle si svolge e la cui vita stessa dipende. Lì, fermo da migliaia di anni ma in realtà in continuo movimento. Mi ha fatto sentire piccola.

Mi sono chiesta quanto il mio percorso degli ultimi mesi abbia influenzato la mia capacità di vivere così appieno questo momento, finalmente più libera dalle catene che negli ultimi anni io stessa avevo in parte contribuito a mettermi. La risposta è sì: non solo avevo già visto quei posti tre anni fa, la possibilità di riviverli si era presentata sin da dicembre..ma il nostro istinto ci ha fatto aspettare, non era il momento. Quel silenzio mesi fa mi avrebbe spaventato, quella connessione così forte con l’ambiente e con me stessa mi avrebbe riportato a troppe questioni aperte, che non avevo ancora affrontato e soprattutto risolto. Pochi giorni fa l’occasione si è ripresentata, più chiara e netta, e io ero pronta. 

Candidasa è stata la ciliegina sulla torta di un viaggio cominciato a novembre, ma in realtà molti mesi prima. Siamo sempre stati consapevoli del fatto che prendere un biglietto e partire non sarebbe stato sufficiente a cambiare la nostra mentalità, a liberarci di tutte quelle sovrastrutture che ci stavano esasperando: ci avremmo dovuto mettere del nostro, sarebbe stato divertente ma anche difficile. A tre giorni dalla partenza dico che ci siamo riusciti. 

Il capitolo Bali si sta chiudendo, rileggo i post di dicembre e ciò che sto scrivendo ora e sono fiera del lavoro che ho fatto. Ritrovo nelle mie parole passate tutte le emozioni che stavo vivendo mentre le scrivevo: delusione, incertezza, astio. Mi ci è voluto un pò ma sono riuscita a liberarmi di tutto questo e a concentrarmi sempre di più sul mio presente e sul futuro. Oggi leggo serenità e un pò più di consapevolezza.

Ricordo una delle conversazioni con mio papà, era il mese di giugno: si cercava in qualche modo di quantificare la durata di questo viaggio, ancora oggi largamente indefinita, e mi ricordo che a un certo punto gli dissi: “non lo so quanto durerà questo viaggio, ma ti faccio questa domanda: tu ti ricordi che cos’hai fatto per un numero indefinito di mesi quando avevi circa la mia età?” La risposta fu negativa e io semplicemente gli dissi: “ecco, vada come vada, sono certa che io questo periodo me lo ricorderò per tutta la vita e questo per me è più che sufficiente.”

Saluto quest’isola e la lascio diversa da come sono arrivata, ancora più convinta di ciò che dissi a mio padre quel giorno, con la mente e il cuore pieni di sensazioni ed emozioni diverse. Il cambiamento, la novità, che spesso spaventa e paralizza, sto imparando ad accettarlo e ad accoglierlo senza pregiudizi e pensando a ciò che mi fa stare bene, con responsabilità ma anche un pizzico di leggerezza. Ed ecco che il cambiamento diventa crescita. 

Ho avuto la prova che non basta cambiare posto per provare a mettersi in gioco e affrontare scelte passate e parti di sé scomode e spigolose; allo stesso modo so che lì dov’ero sarebbe stato quasi impossibile per me farlo, per come si erano messe le cose, specialmente in maniera tanto profonda. So altresì che ci saranno tanti altri posti del mondo belli e magici in cui sarà possibile farlo..l’unica certezza che ho è che a me è successo qui a Bali.

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