An unexpected Journey..

Christchurch, 4 aprile 2023

Siamo arrivati alla fine di questo viaggio..tante volte in questi intensissimi quaranta giorni avrei voluto scrivere. Le tantissime esperienze fatte e tutte le emozioni che ho provato meritavano di essere ricordate, cosicché un domani, rileggendomi, avrei potuto riviverle anche solo in minima parte. Ma poi ho deciso di vivere e basta, di riempirmi gli occhi e il cuore di tutto ciò che mi stava circondando, e non me ne sono pentita. Manca poco più di un’ora all’imbarco e una nuova fase del viaggio sta per cominciare. Si chiude un capitolo importante, questa terra ha significato davvero molto, in ciò che ci ha fatto vivere e nelle emozioni che ci ha scatenato. 

Quante cose sei per me, cara terra dei kiwi. Una carrellata di immagini, suoni, colori, difficili da scordare. Sei Cape Reinga, dove l’Oceano e il mar di Tasmania si abbracciano, creando sfumature di blu incredibili. Sei le dune del Northland, un pugno in un occhio tra le colline verdeggianti, ma di una bellezza unica. Sei un tramonto a Ninety Mile Beach, centinaia di chilometri di spiaggia solo per noi, e le nuvole che si riflettono nell’acqua creando una tavolozza di colori straordinaria. Sei l’oceano che vediamo dalla nostra stanza a Doubtless Bay. Sei la pace della Puketi Forest, i secolari alberi Kaori e i loro tronchi enormi. Sei una canzone cantata a squarciagola mentre attraversiamo la Bay of Island. Sei la luce che illumina la nostra casa ad Hamilton la mattina presto. Sei la Contea. Sei la pizza cheese di Sal’s. Sei il silenzio e il buio sulla barca nelle grotte di Waitomo, con migliaia di vermi luminosi sopra le nostre teste a creare un bellissimo cielo stellato in pieno giorno. Sei l’odore di zolfo di Rotorua. Sei le meat&cheese pies di cui Ario va matto. Sei l’acqua dei colori più assurdi del Wai o Tapu. Sei il kiwi scalzo che fa la spesa da Pack n Save, Sei la strada che costeggia il Taupo, tortuosa e divertente. Il diluvio che ci sorprende durante il trekking nel Tongariro. Sei il sushi freschissimo mangiato un sabato sera a Wellington. Sei il mare caraibico della Coromandel Peninsula. Sei un burrito nel centro di Auckland. Sei l’acqua cristallina di Akaroa. Le balene di Kaikoura e l’adrenalina che spazzava via la nausea appena ne scorgevo una in mezzo al mare, a pochi metri da me. Sei Cristian, il ristoratore brasiliano che ha festeggiato con noi il mio compleanno. Sei la vista sulle vigne dalla nostra mansarda di Blenheim. Sei i mosquitos che in un pomeriggio in spiaggia mi hanno sderenato le gambe a suon di punture. Sei i colori incredibili dell’Abel Tasman. Sei un pad thai a Motueka. Sei il benzinaio in mezzo al nulla che ci ha salvato quando la nostra riserva stava per esaurirsi. Sei il mare grigio e tempestoso alle Pancake Rocks. Sei un tramonto pazzesco a Greymouth. Sei la torta ai lamponi di Countdown. Sei l’unica strada della West Coast: a sinistra le Alpi, così grandi e imponenti che alle volte sembrava ci sovrastassero, e a destra il mare, a volte distantissimo, a volte così vicino che sembrava ci finissimo dentro da un momento all’altro. Sei una bottiglia di vino nell’unico ristornate di Haast. Sei le lacrime che mi sorprendono mentre guido, quando un panorama improvviso mi si apre davanti, facendomi saltare il cuore in gola. Sei una notte stellata ad Hawea. Sei la Terra di Mezzo. Sei le cascate di Milford Sound. Sei l’hamburger di Fergburger. Sei la strada che collega Queenstown a Glenorchy. Sei i saliscendi di Dunedin. Ostriche e Sauvignon a Bluff. Sei il leone marino sulla strada per Nuggets Point. Una birra nell’unico pub nel raggio di trenta chilometri. Sei la signora di Fairlie che ci porta la torta per fare colazione. Sei le migliaia di pecore e animali che ci hanno accompagnato nei quesi ottomila chilometri di viaggio. 

Questo e tanto altro sei. Un capitolo difficile da chiudere, ma so che è doveroso farlo. Almeno per il momento. E mentre sto per imbarcarmi e cerco di trattenere le lacrime mi tornano in mente le parole di Gandalf, mai così giuste come in questa situazione: “Non vi dirò ‘non piangete’, perché non tutte le lacrime sono un male”.

Kia Ora, Nuova Zelanda.

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