Ubud, 5 gennaio 2023

Qui a Bali è l’una e venti del mattino e noi abbiamo appena finito di fare le valigie: questa è stata la nostra ultima notte a Ubud. Il nostro tempo a Bali non è ancora terminato, infatti staremo sull’isola degli dei per altri venti giorni circa, ma passeremo le ultime settimane a sud, esplorando l’ultima zona dell’isola che ancora non conosciamo. 

Ricordo quando abbiamo prenotato questa struttura: eravamo a Sanur da 10 giorni, ancora nel pieno della nostra centrifuga emotiva..avevamo deciso di partire da un luogo conosciuto, ma sapevamo bene che una tappa del nostro viaggio sarebbe dovuta essere Ubud..non eravamo convinti che questo posto ci avrebbe convinto, così prenotammo solo una dozzina di giorni. I primi giorni qui ci hanno abbastanza sconvolto: un traffico pazzesco, un sacco di gente e stimoli da tutte le parti. Il primo giro in motorino è stato alle tre del pomeriggio e ci siamo trovati imbottigliati nel caos pomeridiano del centro. Morale della favola: 40 minuti per fare tre chilometri.

Tutto questo caos, però, al posto di intimorirci, ci ha incuriosito e i giorni seguenti li abbiamo passati a esplorare il centro e tutta la zona intorno a Ubud: si può dire che da quel momento sia iniziato il nostro vero viaggio a Bali. 

Ubud è piena di contraddizioni, è imprevedibile, è un posto scomodo e pieno di difetti: potrai uscire in motorino e dopo pochi secondi trovarti nel bel mezzo di un acquazzone, camminare su un marciapiede e trovarti all’improvviso una voragine profonda un metro. Ma sono proprio queste caratteristiche, questi estremi così netti a renderla tanto speciale. Il traffico e la confusione come per magia spariscono appena decidi di imboccare un vicoletto poco battuto, perdendoti nei cortili dei local dove potrai trovare delle donne intente a fare i canang sari, qualche ragazzo che sta intagliando del legno, un vecchio che riposa o ancora dei bambini che giocano spensierati. Oppure puoi proseguire lungo una delle arterie principali, e dopo poche centinaia di metri ti troverai immerso nelle risaie o circondato da botteghe di artigiani locali..questo posto mi ha fatto sentire pienamente connessa con questa terra, e soprattutto con me stessa. 

Ubud profuma di incenso, benzina e cibo e non c’è neanche bisogno di stare tanto attenti, perchè lei da sola ti regalerà degli squarci e delle emozioni che tu non potevi di certo aspettarti, ti basterà esplorarla e viverla.

Ubud è un posto caotico, ma non frenetico..ci ha aspettati e noi ci siamo adattati a lei e ai suoi ritmi in un modo così naturale che le due settimane scarse sono diventate due mesi. Proprio qui ho potuto prendermi il tempo di cui avevo bisogno, per ragionare, per metabolizzare, per piangere. Qui ho deciso di creare questo diario, per cristallizzare questi momenti e queste emozioni nella mia memoria, per non dimenticarli.

Abbiamo passato gli ultimi due giorni a riprometterci di organizzarci per bene e per visitare qualche posto che non avevamo ancora visto: non abbiamo fatto nessuna delle due cose. Ci siamo fatti ancora una volta trasportare dal suo flusso, deciso ma gentile, e ci siamo vissuti i luoghi che erano diventati abitudinari per noi. E gli ultimi posti da vedere non li abbiamo visitati..forse per lasciarci una scusa per tornare..come se ne avessimo bisogno.

Stare qui ci ha permesso di conoscere gente nuova, in modo più o meno superficiale, e ci ha fatto vivere una realtà diversa, a volte inaspettata, rispetto a quella a cui siamo abituati. Entrare in contatto con tantissime culture e stili di vita differenti: questo ti fa aprire gli occhi su quanto la nostra visione sia solo parte di un ventaglio enorme fatto di alternative, di possibilità. Qua non c’è giudizio, mai. C’è spazio per tutto. Stare qua ci ha permesso di capire anche come va il mondo fuori, a dispetto della distanza che c’è dall’Italia e dall’Europa: Ubud in questo momento è piena di ragazzi europei, in particolare russi e forse anche ucraini. Ricordo perfettamente una notte in cui Ario, in preda a un languorino notturno, raggiunse un minimarket vicino casa per comprarsi uno snack: il giorno dopo mi raccontò di aver incontrato due ragazzi alla cassa. Si misero a chiacchierare e uno dei due gli disse che si trovava a Bali da qualche mese: è bielorusso ed ebreo e l’aria che si respira nel suo paese non lo fa stare tranquillo, così decide di abbandonare la sua terra e allontanarsi per un pò. Non so se in Italia mi sarebbe mai capitato di sentire queste storie, ma vi assicuro che abbiamo passato diversi giorni a riflettere su queste dinamiche che a noi sembrano tanto lontane, ma sono quanto mai reali e spaventose.

Il meglio a me Ubud lo regala la sera: dopo aver cenato le strade sono più libere, l’aria è fresca e mentre Ario guida io mi perdo tra i templi e le luci, tra gli alberi e i commercianti che chiudono i negozi, gli ultimi ambulanti che portano via i loro baracchini di street food. In questi giorni qui a Bali si celebra una delle feste più importanti per gli induisti e le strade sono piene di ornamenti e doni: ai lati delle strade giovani ragazzi si riuniscono e suonano fino a tarda sera..è impossibile trovare un balinese che non indossi i loro coloratissimi abiti tradizionali. Si respira aria di unione e condivisione.

E’ proprio in questo clima che noi andiamo e la malinconia questa sera non manca: lasciare Ubud significa ripartire, ricominciare da zero, nuovi posti, nuove abitudini, nuove persone. Il nostro cervello è abituato a prediligere ciò che conosce, ad abituarsi facilmente e a rifiutare il cambiamento. Ma proprio oggi parlavo con un amico, ex collega, che mi raccontava di dover preparare il suo business plan per questo 2023. Io, che negli ultimi anni ho vissuto col business plan in mano, ho deciso di non buttare al vento questa mia capacità di pianificazione, e ho creato il mio plan annuale, fatto di obiettivi personali, viaggi ed esperienze. Fatto di cambiamenti, tanti. Non c’è spazio per le abitudini. Ho creato una vision board per poter ancora meglio visualizzare i miei goals e ho dato un tema al mio anno: le mie tre parole saranno creatività, scoperta e costanza. 

Un tempo così lungo probabilmente nei prossimi mesi non lo passeremo da nessun’altra parte, se riusciremo a realizzare tutto ciò che abbiamo in mente, ma di certo Ubud si merita questo primato. E per non smentirsi questa sera mentre rincasavamo, mentre mi godevo l’ultimo giro in motorino, proprio in concomitanza del mio tempio preferito, ho alzato lo sguardo verso il cielo e Ubud mi ha regalato un ultimo cielo stellato così bello, così intenso, che mi ha fatto capire che il tempo per andare è davvero maturo. Un ultimo regalo prima di andare. D’altronde una delle parole del mio anno è scoperta, e per quanto la nostra mente voglia mettere radici, noi non ci fermeremo..perchè siamo solo all’inizio del nostro viaggio. E di certo non potevamo chiedere miglior punto di partenza. 

Ciao Ubud. A presto. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *