Jimbaran, 11 gennaio 2023

Ho sempre amato leggere. A partire dalla mia adolescenza ho sempre macinato libri su libri (tranne quelli che mi davano da leggere durante le vacanze estive..): una delle immagini che meglio mi rappresenta in quel periodo della mia vita mi vede seduta su qualche mezzo pubblico immersa in una lettura. Sul tram 13 all’una e venti, mentre raggiungo il centro verso casa di Ario dopo la mattinata a scuola: c’è un casino pazzesco intorno a me, ma io ho solo occhi per “Cent’anni di solitudine”, un classico di rara bellezza. Un sabato, me lo ricordo ancora, era inverno ed erano circa le sette e mezza del mattino: il pullman di sabato era pressoché deserto e mi portava come tutti i giorni a porta Susa, i metri rimanenti li avrei percorsi a piedi. Quella mattina non avevo il biglietto e nonostante il buio fuori dal finestrino io ero totalmente immersa in uno dei miei libri preferiti:”Un uomo” di Oriana Fallaci; all’altezza di Madonna di Campagna salì il controllore e io decisi di staccarmi da quella lettura così intensa e appassionante solo il tempo utile per consegnare il documento e ricevere la giusta contravvenzione. Nessuna storia, nessun pretesto. Non potevo passare neanche un secondo lontano da quel libro.

Durante il periodo universitario ho continuato a collezionare romanzi su romanzi. Il periodo dei gialli scandinavi tra Harry Hole e la trilogia di Millenium: ricordo che di quest’ultima finivo un tomo di settecento pagine in poco meno di tre giorni e correvo in libreria a comprare il successivo..era praticamente impossibile fermarmi. A distanza di anni mi rendo conto che della maggior parte dei libri, più che ricordarmi dei dettagli della storia, ho letteralmente impresso nella mente le sensazioni che mi facevano provare. Leggere mi ha sempre catapultato in un’altra dimensione, mi assorbe completamente. 

Sono molto attenta a selezionare il libro prima di cominciarlo: infatti nella mia vita mi è capitato solamente due volte di non finire un libro ed è accaduto per entrambi quest’estate. Libri che mi avevano attirato inizialmente, appassionato in alcuni frangenti, ma mai del tutto convinta..visto il periodo abbastanza travagliato sarebbe stato un buon modo per concedermi un attimo di pausa dai miei pensieri, per immergermi in quelli di qualcun altro..al contrario il corso degli eventi ebbe la meglio e quella lettura rimarrà per sempre inconclusa. A distanza di qualche mese posso dire che probabilmente nessun libro sarebbe riuscito a darmi quello che ricercavo in quel momento. Ciò di cui avevo bisogno. Ma per un motivo o per un altro anche questi libri, tra i tanti che ho amato, avranno un motivo per essere ricordati.

Negli ultimi anni mi sono sempre rimproverata di aver dedicato sempre meno tempo a questa mia grande passione, ma le energie di sera vacillavano, e io rincasata da lavoro a volte non avevo neanche la forza di parlare o ascoltare un minimo di discorso..figuriamoci leggere in questo modo tanto appassionato. Il mio modo. Mi è mancata questa parte di me.

Mi sono data un obiettivo per quest’anno, e devo dire che da quando siamo qui a Bali ho ripreso a macinare testi e romanzi. Un ‘analisi accorta mi ha fatto ripercorrere le mie scelte letterarie nel corso degli anni. Non mi sono fatta mancare nulla: dai romanzi adolescenziali, la Fallaci in tutte le sue forme, gialli, saggi, romanzi, anche qualche poesia. Il periodo che stavo vivendo scandiva le mie scelte e i miei interessi in maniera netta e marcata. Sapevo bene cosa volevo, cosa cercavo nella lettura. 

Una cosa che accomuna tutti questi libri, soprattutto i miei preferiti e i più intensi, è la sensazione che provo quando li finisco. Una sensazione di perdita, quasi di amaro in bocca, ma soprattutto necessito sempre di un attimo per riflettere sulle sensazioni che ho vissuto, i passaggi che mi hanno colpito di più, in quali momenti mi ha generato le emozioni più forti, dove ho rivisto pezzi di me e della mia vita. E voglio subito ricominciare.

Oggi ho vissuto nuovamente queste sensazioni alla fine del mio quarto libro negli ultimi due mesi. Ricordo che intercettai l’intervista dell’autore pochi giorni prima di partire, in una delle trasmissioni che io e Ario siamo soliti guardare. Parlava di persone comuni e di crisi. Era il mio. Come dicevo ricerco sempre un libro in base al mio sottotono emotivo e quel titolo accese subito una scintilla in me. 

Una delle scelte più dolorose dell’intraprendere questa vita in viaggio è stata proprio rinunciare ai libri. Intesi come libri fisici. Avevo tenuto duro per tutti questi anni, non volevo rinunciare all’odore di un libro nuovo, alle pieghe che si formano mentre lo stai vivendo, alla bellezza di una libreria piena di ricordi e di emozioni..ma tant’è. Mi sono convertita al Kindle e devo dire che col tempo ho trovato altre qualità per cui va bene così. 

Ma non perdiamoci: in questi giorni Ario mi ha chiesto diverse volte di cosa parlasse questo libro, che più di altri mi stava assorbendo. E spiegarglielo non è stato facile. Intendiamoci, la trama esiste, ma non è questa la cosa più importante. La cosa più bella di questo libro sono le persone di cui racconta, le loro emozioni, la loro crisi e il loro modo di affrontarla. Non in modo giusto o sbagliato. Semplicemente nel loro modo. Rispetto a ciò che vogliono o semplicemente ciò che in quel momento possono fare. 

“Ci sono momenti in cui tutto cambia. Succede una cosa, scatta un clic, e il fiume in cui siamo immersi da sempre prende a scorrere in un’altra direzione. La chiamiamo crisi.”

Difficile non ritrovarmici in una frase del genere. Difficile leggere nero su bianco ciò che hai vissuto e che ancora stai vivendo. Andare a ritroso nella memoria e cercare quel clic, quello scatto netto e irreversibile. Trovarlo. Quel clic che è solo il punto di arrivo di tanti piccoli clic, apparentemente innocui e passeggeri. Ho divorato questo libro e ho vissuto insieme al protagonista la sua crisi e anche un pò la mia. Ma ogni giorno è più bello e questa parola nella mia mente assume una connotazione sempre più positiva. Cambiamento. Crescita. 

Quando decisi che avrei letto questo libro nemmeno potevo immaginare che, a distanza di pochi mesi, avremmo acquistato un biglietto per andare in una terra molto vicina a quella che dà il titolo a questo romanzo. Eravamo in partenza ma non avevamo idea che ci saremmo spinti cosi lontano, in una natura pressoché incontaminata, l’aria più pura del pianeta. Agli estremi del mondo, dico io quando ne parliamo e ancora non ci crediamo. Perchè uscire dalla routine, dalla zona di comfort ti cambia inesorabilmente la visione che hai delle cose, la visione che hai della vita. E allora anche il mondo non ti sembra poi così grande.

“Perchè ognuno cerca la sua Tasmania: un luogo in cui, semplicemente, sia possibile salvarsi.”

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