Senza casa

Ubud, 21 dicembre 2022

Tante volte mi è capitato di dover scrivere, soprattutto negli ultimi anni. Non tanto per il piacere di farlo, innegabile certamente, quanto piuttosto per l’esigenza di esprimermi..di liberarmi da pensieri e sensazioni che a volte erano così difficili da tenere dentro. Scrivevo di getto, come un fiume in piena, senza fermarmi. Succede anche oggi. Entro in una dimensione tutta mia: luce soffusa, cuffie, il brano giusto, e le riflessioni prendono vita, le parole scorrono, e io sono libera. Sono sempre partita dalle mie parole per poi risalire a un titolo, sempre. Sia che si trattasse di una mail per qualcun’altro sia che fosse un libero sfogo a cui volevo semplicemente dare un nome. Ed è sempre stata la cosa più complicata da fare. Sintetizzarmi.

Oggi invece parto da lì. Oggi il titolo è la prima cosa che scrivo perché descrive esattamente la mia dimensione attuale, in tutti i sensi. Ed è il perfetto riassunto della conversazione che ieri io e Ario abbiamo avuto da metà pomeriggio fino a cena. 

E’ difficile essere sempre in due. Passare tanto tempo insieme è un rischio, soprattutto per due persone come noi, così gelose dei propri spazi e dei propri momenti. Condividiamo una camera, un bagno, un piccolo patio e poco altro, ma fondamentalmente condividiamo il tempo. Tanto tempo. Tutto quello che negli ultimi anni ci siamo tolti, e che oggi abbiamo deciso di dedicarci nuovamente. Questo tempo però non è un tempo normale, il tempo di una vacanza, di un weekend lungo..è il tempo di una vita. Di un presente diverso che cerchiamo di vivere e goderci quotidianamente, con tutta una serie di emozioni e sensazioni nuove che stiamo imparando a gestire e condividere. La società in cui abbiamo vissuto ci ha costantemente messo di fronte al futuro: dal diploma alla laurea, dalla laurea al lavoro, da un obiettivo all’altro, da una promozione all’altra. Passando poi per la casa, la famiglia, i figli, la pensione. C’è sempre meno tempo per godersi il presente e intanto la vita ti scivola via pensando sempre a rincorrere infiniti traguardi. Ora stiamo provando a fare l’esatto contrario. Non ne parliamo tanto spesso, la nostra quotidianità è per lo più leggera e scherzosa, fortunatamente non abbiamo mai smesso di prenderci in giro. E poi, in questo siamo simili, siamo due persone molto riflessive e autonome che ad un certo punto, quasi per magia, si cercano per esprimere l’un l’altra pensieri e progetti. Quasi 18 anni insieme vorranno pur dire qualcosa! E a dire il vero, se c’era una cosa che proprio non mi spaventava di tutto questo, era il fatto di affrontarlo insieme a lui. 

Tornando alla conversazione di ieri, ci siamo resi conto di come ogni tanto i nostri cervelli vadano in “astinenza da fretta“, così l’abbiamo definita. Il ritmo della nostra vita è decisamente cambiato e la nostra mente fatica a ricordarlo..di fronte alla libertà è come se andasse in panico. La libertà può fare una paura enorme. E a volte la fa. E’ come se ogni tanto sentissimo la necessità di riempire, avendo avuto fino a poco tempo fa una vita scandita da orari, scadenze, obiettivi da raggiungere. Anche la percezione della tranquillità e della semplicità alcuni giorni è destabilizzante: come se avessimo sempre bisogno di un pò di stress occidentale, un pò di nervosismo..e sempre quella mia mente malefica in quei momenti torna nella sua zona di comfort e mi sussurra: “certo che ne hai bisogno..hai vissuto così per trent’anni..quella è l’adrenalina che ti serve per attivarti, per ottenere ciò che vuoi”..questo mi dice ed è quello che ho creduto per tanto tempo. Che quelle montagne russe mi facessero sentire viva..mi stavano distruggendo.

Ne abbiamo parlato ieri sera a cena in un ristorante italiano che frequentiamo qui a Ubud..se c’è una cosa che in questi giorni sto patendo è certamente la mancanza della cucina di casa. Ma più parlavamo, tra un fiore di zucca e l’altro, e più i lati positivi della nostra nuova vita all’estero aumentavano, sia in merito a questi due mesi vissuti a Bali sia rispetto ai progetti per i prossimi mesi. Possiamo dire che qui abbiamo trovato una dimensione che ci piace. D’altronde quella sera di giugno in cui ci siamo guardati e abbiamo deciso di stravolgere la nostra vita, non abbiamo mai avuto dubbi su una cosa sola: saremmo dovuti partire da qui. Questo posto in cui neanche volevamo venire quell’estate del 2019 se non su consiglio della nostra agente di viaggi ci aveva rubato il cuore quei venti giorni, ma noi lo sapevamo solo a metà..e poi un conto è una vacanza, un conto è la vita. Eppure nella nostra follia calcolata a noi è sempre sembrata e sembra ancora una scelta normale e semplice..semplicemente la più giusta per noi. Ogni tanto ce lo dobbiamo ricordare a vicenda che siamo a dodicimila chilometri da casa. 

Qua stiamo bene, non v’è dubbio, ma non lo so se posso definirla casa. Magari è solo questione di tempo. Magari non lo sarà mai. So solo che più passa il tempo e più quella che è stata casa lo è sempre meno. Che il piacere di tornare in Italia ci sarà, ma difficilmente sarà per tanto tempo. Perché so quali sensazioni mi provocherebbe restare. Quali parti di me tirerebbe fuori. E’ difficile per me accettare il fatto di sentirmi sempre più estranea laddove ho vissuto tutta la mia vita. Magari è solo questione di tempo, forse è troppo presto. Mi sto raccontando una storia..lo so che non è così. Mi fido del mio istinto, sto imparando a capirlo e ad ascoltarlo, e il mio istinto mi porta sempre più distante da ciò che ho sempre avuto. E questo non significa solo libertà. Ha un caro prezzo. Invidio chi con leggerezza vive la vita da nomade, è pieno il mondo di persone che fanno questa scelta. Anche se non sono così convinta, vivendolo, che siano così leggeri..Ma magari anche io, col tempo, riuscirò a digerire quest’aspetto della mia nuova vita. Per il momento è difficile. Mi sto di nuovo raccontando una storia. 

La verità è che questo momento di limbo, alle volte anche un pò doloroso, mi sta facendo capire chi e cosa di ciò che avevo e ho in Italia ha veramente valore e conta per me..ma allo stesso tempo anche cosa di me non voglio più perdere né lasciare per strada. Non voglio più farlo. 

E forse un giorno arriverò anche io a sentire mia una frase che mia sorella anni fa non solo scrisse in una della sue poesie, ma si tatuò per sempre sulla pelle: perché io sono la casa di me stessa. Per ora purtroppo vale la celebre citazione di Aragorn di fronte al suo esercito alle porte di Mordor, ne Il ritorno del re, uno dei miei film preferiti: “Ma non è questo il giorno!”, ahimè. La strada è lunga e non è di certo tutta in discesa. Ma come mi ha scritto una cara amica, è la mia strada, e io non vedo l’ora di percorrerla. Un passo alla volta.

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