Ubud, 30 dicembre 2022

 “Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un pò..e siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò”

Così diceva Lucio Dalla e così scrivo io questa sera da molto lontana, dai miei cari, dagli amici e dalla mia vita fino a pochi mesi fa. Al mio caro amico, e soprattutto a me stessa, voglio ricordare il 2022, un anno che non dimenticherò facilmente, non solo perché ricordo dov’ero e chi ero esattamente un anno fa, non solo perché mai avrei immaginato di trovarmi qui ora. Lo ricorderò come un anno intenso, estremamente intenso, fatto di qualche alto ma moltissimi bassi. Fatto di lacrime, pensieri, silenzi, parole non dette, troppe, e tante altre dette male, malissimo. 

In tutto questo però, c’è una cosa per cui non lo scorderò facilmente, e se posso riassumerlo in una parola, senza dubbio la parola è coraggio. 

Un doveroso aneddoto, caro amico, te lo devo rispetto a questa parola che permea alcuni avvenimenti importanti della mia vita: durante i miei anni di liceo ho avuto una professoressa di inglese molto poco tradizionalista e per alcuni tratti geniale, una persona solare e a mio avviso molto colta. Per la maturità preparammo tutta una serie di autori celebri della letteratura anglosassone e ricordo che quando mi sedetti di fronte alla commissione per l’esame orale, decisi di partire proprio da lei: sedeva alla mia sinistra, nel grande ferro di cavallo che mi circondava per esaminarmi, ma quando mi voltai nella sua direzione, riconobbi come sempre una faccia amica. Davanti a lei c’erano una serie di carte colorate, come quelle che si usano per qualche gioco di ruolo che non ho mai né capito né praticato. Ogni carta riportava nella faccia nascosta una parola, e ad ogni parola la prof aveva abbinato un argomento..fantastico, ognuno decideva la propria sorte da sé! Fu il mio turno ed estrassi la carta: la mia parola era courage.

Sostenni l’esame, tutto andò bene, e quella carta da quel giorno non abbandonò mai il mio portafoglio..la portai sempre con me, custodendola preziosamente, come un amuleto, un portafortuna. Un continuo monito.

Una sola volta, ahimè, in uno slancio emotivo, la cedetti per la bellezza di nove mesi a una persona che credevo leale e sincera. Ovviamente mi sbagliavo. Lo feci durante una cena di lavoro, nel dicembre 2019: le dinamiche nella nostra agenzia si stavano stravolgendo, per me in maniera irreversibile. Volti tesi e incerti rispetto a ciò che ci attendeva nel prossimo futuro. Io mi sentivo forte ma destabilizzata dai cambiamenti imminenti..il cambiamento spaventa sempre, ma ero pronta ad affrontarlo. Vidi questa persona meno pronta di me, e decisi simbolicamente di cederle questa carta, il cui valore per me era enorme..probabilmente non era stato compreso appieno..ma il passato è passato, e questo posso serenamente definirlo passato remoto. L’unica accortezza per cui sono grata a questa persona è il fatto che l’ultimo giorno prima che mi trasferissero me la ridiede, probabilmente per sentirsi successivamente più libera e leggera nel tirarmi addosso più fango possibile. Una prassi quando te ne vai da un posto di lavoro. A sua discolpa posso dire che non sia stata l’unica. Fai del bene e scordatelo, dice qualche saggio..io che non sono così saggia ricordo bene, e ancora oggi ogni tanto mi incazzo per qualche persona che definire ingrata mi pare un eufemismo..ma tant’è. Ognuno farà i conti con la propria coscienza, a patto che si abbia.

Fatto sta che la mia carta, la cui parola proprio a giugno 2019 mi ero tatuata sul polso sinistro, era ritornata da me, accompagnandomi nelle successive sfide e in tanti traguardi che raggiunsi a partire proprio da quell’anno.

La parola coraggio è più che mai la mia parola di quest’anno: il coraggio di cambiare, di andare oltre il senso comune, di credere nel proprio valore e nei propri sogni..il coraggio di non accontentarsi..il coraggio di ammettere i propri errori, agli altri ma soprattutto a me stessa..di fare scelte pesanti e prendersi in faccia tutte le conseguenze, con tanto dolore ma senza paura. Il coraggio della solitudine, se ciò significa rimanere fedeli a se stessi e alla propria natura. Il coraggio di andare oltre, di non essere più preda e vittima dell’egoismo altrui..il coraggio di pensare un pò più a me stessa, senza la paura del giudizio e del pensiero degli altri, per me da sempre troppo importante.

Il classico augurio che si legge in giro è che, se l’anno non è stato il massimo, il prossimo possa essere migliore..ma per essere migliore, o quanto meno diverso, occorre una sola cosa: essere diversi..come sperare di ottenere un risultato differente con gli stessi comportamenti? Questo è il solo augurio che mi faccio.

In particolare mi auguro di godermi fino in fondo questa scelta di vita..di non farmi troppi problemi, di continuare ad ascoltare gli altri, ma soprattutto ascoltare me stessa e il mio istinto. Mi auguro e mi raccomando di essere più leggera, di non prendere tutto troppo sul serio sempre..di non aver paura né di osare né di sbagliare. Di non rimuginare sul passato, su ciò che non posso controllare, di perdonare, forse anche dimenticare.

Non ho né l’ansia né la fretta che questo 2022 finisca..anzi..nel bene e nel male voglio godermelo fino in fondo, senza nascondermi o raccontarmi storie..per poi lasciarlo andare senza rimpianti e senza più voltarmi indietro.

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