E’ più facile giudicare gli altri che se stessi

Ubud, 10 Dicembre 2022

“E’ più facile giudicare gli altri, che se stessi”: questa è la frase di uno dei miei libri preferiti, Il piccolo principe, ed era stampata su un calendario che mia sorella mi regalò nel Natale 2020. Tenni quel calendario in ufficio per i successivi 20 mesi e, ogni giorno, aggiornando la data, leggevo quella frase e pensavo a quanto fosse vera. 

Tutti giudichiamo, io stessa l’ho fatto mille volte. Per leggerezza, superficialità, per mille motivi. Perché è facile. La tentazione di stabilire dove stiano torto e ragione è sempre in agguato. 

Ma, memore di quella frase, mi sforzavo ogni giorno di concentrare le ultime energie rimaste in una sorta di autoriflessione, rispetto a dove stavo andando e come, magari in una fugace pausa pranzo o sul tragitto verso casa. E già qui il primo errore: le ultime energie rimaste. Come se tutto il resto fosse sempre stato più importante. Ed effettivamente lo trattavo come tale. Come se una riflessione profonda e lucida, sul mio percorso o su come stessi, fosse secondaria al benessere e alle esigenze altrui. Mi sono sempre raccontata che il mio benessere passava dal benessere che potevo portare agli altri, all’aiuto che potevo offrire loro. Mi sbagliavo. Perché questo significa delegare, mettere in mano ad altri la mia serenità, prescindendo sempre di più dalle altrui reazioni, parole, comportamenti. Sperando che il mio intento fosse sempre riconosciuto e gradito..ma non è sempre cosi. E anche quando veniva gradito, la sensazione di benessere era comunque effimera, legata a una soddisfazione momentanea, mai profonda, strutturale. Mai del tutto mia. La mia natura tutt’altro che egoistica si era sublimata in un orientamento eccessivo verso l’altro. 


E poi non ce la faccio più. Mi sento asciugata, a tratti insoddisfatta, delusa. Alla continua ricerca di qualcosa. Altalenante nel mio stato emotivo, in una maniera che non riesco a controllare. Non mi riconosco. Devo fermarmi. E devo cambiare qualcosa. Decido di farlo nel mio modo, cercando di ascoltarmi, facendo emergere il latente che da mesi mi provocava quel malessere, senza farmi sconti su tutto ciò che mi aveva portato fino a li, nel bene ma soprattutto nel male. E aveva ragione il re parlando al piccolo principe..quant’è difficile farlo!


Ed è proprio in quel momento, in cui non solo devi ammettere a te stessa che stai andando nella direzione sbagliata, in cui decidi di fare scelte importanti, decisive, di ripartire da zero e rinunciare a quella che chiunque definirebbe serenità, quel fastidioso “non ti manca niente”, che sentirai frasi come queste: “accetto la tua scelta, ma non la condivido”; “non puoi mollare, sei nata per fare questo”; “devi rimanere qui con me”; “ma perché li? Più vicino no?”; “non mi stai dicendo la verità, c’è altro“; “non accetterò mai la tua scelta”..un’ostinata volontà a non ascoltarti spesso alternata al silenzio, che forse a volte ha fatto ancora più male. Perché a pronunciarle non erano dei passanti, ma le stesse persone che nei mesi precedenti mi chiedevano  sempre più spesso cosa avessi, se fosse tutto ok, che mi avevano vista piangere e in difficoltà più di una volta. Perché di fronte a una decisione così radicale e forte per me, per la mia vita, l’unica cosa che riuscivano a pensare era l’impatto che potesse avere sulle loro? Un impatto forte, certamente, ma in proporzione non penso possa esserci paragone. “Devi prenderti la responsabilità delle tue scelte”..un’altra perla che mi accompagna ancora oggi. Come se non l’avessi mai fatto e non lo facessi tuttora. Come se una sola scelta avesse vanificato 33 anni di vita e la mia capacità di giudizio e decisione. Come se avessi quasi scombussolato i piani di qualcuno: qualcuno che mi voleva lì, per affetto, per comodità, per bisogno, per abitudine. Non importa a quale prezzo. Per me. E che quindi quelle reazioni me le meritassi.

Combatto tutti i giorni con una naturale forma di rancore per ciò che è successo in questi mesi, e a tratti ancora oggi, seppur la distanza aiuti a mitigare quel senso di delusione che in passato a tratti è stato insostenibile. Ancora una volta mi affido alle parole del calendario (a conti fatti uno dei regali più significativi che mi abbiano mai fatto nella sua semplicità e potenza) e non voglio cadere nella trappola del giudizio. Basta così. Scelgo la via più difficile, la meno battuta, come spesso mi è accaduto. E’ il momento di investire sull’unica cosa che sono certa non mi tradirà né deluderà mai: me stessa.

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